Prima di iniziare a comporre questo seme, mi sono presa un paio di minuti per sciogliere il corpo e rilassarmi.

E ti invito a fare lo stesso: se sei una neo mamma lo so che questo momento non arriva mai durante la giornata….

Se sei una mamma lavoratrice che è appena rientrata dal congedo maternale… ecco: a maggior ragione prenditi questo spazio prezioso, quando sei uscita dal tuo luogo di lavoro e prima di rincontrare la tua bimba o il tuo bimbo.

Ho fatto dei semplici movimenti, alla portata di tutti: cominciando dal collo, fino a dove potevo arrivare, fermandomi prima di sentire troppa tensione o dolore, muovendo le spalle liberamente, sentendo come stava la schiena, poi il bacino, dondolando un pochino e assaporando le capacità di movimento di questa mia parte.

Dopo ho piegato la schiena in avanti, portando le mani verso il basso, fino a dove potevo arrivare e sentendo se potevo un po’ muovere schiena e anche le ginocchia, come mi veniva, piegandole un pochino e distendendole.

Mi sono rialzata pian pianino srotolando la schiena, un po’ come fanno i gatti e poi ho dato attenzione e movimento ai polsi e alle dita delle mani, alle caviglie, muovendole in piccoli cerchi e avantindietro e le dita dei piedi.

Ho fatto tutto questo con gli occhi chiusi, ma puoi farlo bene anche con gli occhi aperti.

Sono pronta.

Per affrontare questo momento della vita… pensavo di essere pronta anche a quel tempo ma… più si avvicinavano i 3 mesi e poi i 6 mesi di età della mia primogenita, meno mi sentivo pronta di lasciarla e tornare.

Dopo che sei diventata mamma, dopo che hai fatto una cosa così potente come mettere al mondo un figlio, partorirlo (in tutti i diversi modi in cui si partorisce) ed essere stata l’unico punto di riferimento per una creatura così piccola e fragile come è un neonato, staccarsi da lei o da lui per più di qualche ora, tutti i giorni della settimana, a volte provoca grandi incertezze e sensi di colpa.

Disorientamento, incomprensione da parte del partner, delle amiche e dei colleghi: loro mica hanno dato la vita, non è uscito dai loro corpi questo figlio, non sono loro che sono stati legati con un cordone ombelicale a lui con doppia mandata (i due vasi sanguigni).

Giudizio perché non sei stata produttiva nel tempo della maternità, non hai partecipato ad innalzare il PIL, non hai fatto parte della popolazione attiva…

Lo sapevi che esiste anche il PDL, che non è un partito politico: è valore dato al lavoro riproduttivo svolto dalle donne, compreso l’allattamento. La sigla PDL significa Prodotto Domestico Lordo.

Diceva qualche anno fa il MAMI e la WABA:

sostenere TUTTE le donne, che lavorano in contesti formali e non, per contemperare adeguatamente le esigenze di lavoro con quelle della famiglia ed in particolare l’allattamento. Si intende qui il lavoro in varie forme: quello retribuito, il lavoro autonomo, quello stagionale, il lavoro a contratto e quello non retribuito svolto in casa per la famiglia.

Sogno che la società riconosca alle donne il grande lavoro che svolgono nell’accudire i figli: se le madri lavoratrici hanno diritto, seppur minimo, a continuare a percepire lo stipendio, anche se in minima parte, le donne cosiddette casalinghe o disoccupate, spesso si trovano in condizioni di svantaggio economico, completamente dipendenti dal partner senza potere decisionale su come spendere i soldi.

Spesso ti dimentichi dei tuoi bisogni, per soddisfare quello dei bebè. Ti è mai successo? Oppure devi addirittura scegliere se farti la ceretta o comprare la tutina di una taglia più grande. O non puoi permetterti di comprare i pannolini lavabili perché l’impatto sul tuo bilancio è decisamente più elevato, nell’immediato, rispetto all’acquisto dei pannolini usa&getta.

Auspico che chi governa preveda un riconoscimento economico a queste donne oppure agevolazioni di sostegno alla famiglia: non intendo solo il bonus asilo nido. Quello è un’incentivo al distacco, esattamente contrario della teoria dell’attachment parenting. Voglio che accudire un bebè, accudire la casa, accudire un’altra persona, senza ricevere compenso, purtroppo, da nessuno, sia riconosciuto come un lavoro. Che la parte della popolazione che lo fa, rinunciando magari ad un lavoro retribuito o a parte di esso, sia considerata popolazione attiva. Che non si tratti di persone con nulla o limitata capacità economica, ma, come ai disoccupati, venga dato un sostegno, adeguato al tempo in cui ci si dedica ai propri familiari.

Nel nostro caso un cucciolo di essere umano, che, ricordo a te, mamma o papà che leggi, e anche a chi prende le decisioni nelle alte sfere, nasce immaturo (fisiologico, ma che sempre immaturo è), che vive con la genitrice un periodo che si chiama esogestazione, cioè un’ulteriore gravidanza necessaria, che dura altri 9 mesi (sì, nove mesi e oltre) dopo che è uscito dalla pancia.

Diritti magari poco riconosciuti perché hai fatto fatica ad ottenere un part time nel dopo parto, colleghi, datore di lavoro e magari la famiglia stessa ti apostrofano come se in tutto questo tempo te ne fossi stata in vacanza….

Rientro al Lavoro dopo la Maternità:la maternità è percepita come fatto privato, una cosa che riguarda solo te, mamma e il tuo bebè. Al massimo il tuo partner e fratelli o sorelle. I panni “sporchi” vanno lavati in famiglia, come recita un detto, quindi anche questo bimbetto sembra che sia responsabilità, nelle gioie e nei dolori solo tua, dove metterlo e come crescerà, con un distacco dai genitori.

Distacco più o meno precoce: la legge italiana parla di 3 mesi dopo la nascita o la data presunta del aprto (in questo vengono fortunatamente tutelati i piccoli nati prematuri e le lor famiglie). A me vengono sempre i brividi.

Come si può tornare al lavoro con tutte queste premesse?

E se invece sei la mamma che non vede l’ora di ritornare al lavoro??

Quanto giudizio anche a te, da parte della società, a te che abbandoni tuo figlio, che lo deleghi alla baby sitter, che lo metti al nido per tornare al lavoro 6/8/10 ore al giorno???

Tu che eri proprio triste di lasciare i colleghi, la scrivania, il reparto, i tuoi utenti che ti conoscono da anni e si fidano di te, le tue clienti che, sono felici della tua maternità e ti sostengono, ma chissà se le ritroverai ad aspettarti dopo questi mesi?

Tante volte la preoccupazione economica è davvero molto forte: credo che sia ancora più accentuata dal fatto di avere letteralmente tutta sulle tue spalle la responsabilità di sfamare e soddisfare i bisogni del nuovo nato.

Dipende tutto da te: se porti a casa lo stipendio o il compenso, la sopravvivenza è assicurata, se non lo porti …. la macroeconomia ritiene che sei una parte non attiva, passiva della popolazione.

Vorrei vedere lei, la macroeconomia, a destreggiarsi tra cambi rigurgiti, cacche, pianti e notti in bianco e alla mattina le venisse pure richiesto di andare a lavorare!!!! Accidenti!

Sensi di colpa e dubbi

Sei mai passata dal pensare al “Non lavoro abbastanza!” al “Non sto abbastanza con mia figlia!” Penso che siano sentimenti spesso altalenanti nei cuori un po’ di tutte le madri. Per par condicio, devo dire che anche i papà sentono queste emozioni, dalla mia esperienza non così spesso come le mamme, e quindi le giornate se le passano meglio.

Ma alle Donne è sempre richiesto di essere sia questo (madre) che quello (lavoratrice) e magari anche quell’altro (moglie/compagna).

Ai padri viene richiesto, o potrei dire rinfacciato, un pochino meno.

Perché non posso portare mia figlia al lavoro con me?

O perché non può farlo il mio partner?

Perché nel mio comune/quartiere non c’è un asilo nido o nido in famiglia?

Rivedere le priorità:

perché lavoro così lontano da casa?

Perché impiego molto tempo per andare a lavorare?

A chi lo lascio?

  • Nonni, sorella
  • Amica, zia, vicina di casa
  • Baby sitter
  • Tagesmutter
  • Asilo in famiglia
  • Asilo nido comunale o privato
  • Asilo nido aziendale
  • Sezione primavera della Scuola dell’Infanzia

Conosco un bel numero di donne che dividono, quasi dai primi mesi, l’accudimento dei bebè con il proprio partner.

Sia perché lui ha degli orari che non sono le classiche 8 ore in ufficio, sia perché anche loro valutano di prendere permessi, congedi di paternità, riduzioni di orario, lavoro da casa o aspettative, per gestire al meglio la situazione

(Faccio un inciso sul momento attuale in cui sto scrivendo, in emergenza da COVID-19: il governo ha messo in atto dei congedi parentali straordinari. Mi sembra un’ottima prerogativa e auspico che si possano estendere ad altre situazioni normali ma critiche. Lo smartworking di queste settimane ha dato una nuova dimensione dei mezzi a disposizione, anche per un solo giorno a settimana: una cosa che in Italia nessuno faceva prima, ora è diventato per motli l’unico modo possibile.)

Accidenti che fortuna! Mi sono appena ricordata che nel 2015 c’è stata la SAM (Settimana mondiale per l’Allattamento Materno) dedicata a questo tema: una settimana (ma anche di più) durante la qualche in tutto il mondo (nel mese di agosto) e in Italia (nel mese di Ottobre) tutti parlano di un tema specifico nei confronti dell’allattamento.

La SAM 2015 aveva come titolo ALLATTAMENTO E LAVORO: mettiamoci al lavoro!

Ricordo che al tempo parlavo con Giulia, educatrice di un servizio alle famiglie in un Comune del territorio, di conciliazione di famiglia e lavoro con l’intenzione di creare un incontro pubblico a tema da proporre alle famiglie locali.

L’anno scorso è diventata mamma e mi ha stupita con la conciliazione che ha messo in atto con suo marito per l’accudimento del piccolo, alla fine del congedo parentale!!

Chissà che proprio in quelle occasioni il nostro confronto sia stato super utile!

Sempre attuali:

  • Attivare un sostegno multidimensionale in vari settori affinché tutte le donne possano lavorare e allattare in modo sicuro e adeguato.
  • Promuovere azioni affinché i datori di lavoro diventino Amici delle famiglie/genitori/bambini e madri, e sostengano e facilitino attivamente le mamme lavoratrici a continuare ad allattare.
  • Diffondere informazioni sui più recenti diritti internazionali riguardo la Tutela della Maternità e aumentare la consapevolezza della necessità di rafforzare e implementare la relativa legislazione nazionale.
  • Rafforzare, facilitare e diffondere quelle pratiche che aiutano nell’allattamento le donne che lavorano senza copertura assistenziale e previdenziale.
  • Collaborare con gruppi specifici come sindacati, Organizzazioni per i diritti dei lavoratori, Agenzie per i diritti umani, gruppi di donne e di giovani, per tutelare il diritto delle donne di allattare sul luogo di lavoro.

Se ti fai queste domande e vuoi andare ad approfondire qualche strategia interessante e sondare gli aspetti emotivi della faccenda del rientro al lavoro, ti invito a venire al prossimo incontro sul tema: magari vuoi una consulenza individuale oppure ne organizziamo uno vicino a te!

Ti aspetto con il prossimo seme!

Se vuoi leggermi sul tema precedente: culetti lavabili. Il prossimo seme sarà …

Licia Valso, 2020

#semidinaturalematernale

Ps: Vuoi approfondire tutti i temi che sono usciti in questo seme di Naturale Maternale?

Unisciti ai cerchi di Naturale Maternale, on-line o dal vivo, dove spesso si ride e si allatta insieme e i livelli di ossitocina li pompiamo belli alti!

Coccola la tua bimba o il tuo bimbo (e fatti coccolare dal tuo partner)!

Vieni con il tuo compagno, già in gravidanza, al laboratorio esperienziale dove ti spiego come usare Rebozo per essere cullata e rilassarti con questo tessuto

Prenota una consulenza privata o una consulenza di gruppo per imparare la legatura per portare il tuo bebè ad altezza bacio, e danzare con lei o con lui sin dalle prime settimane di vita

Oppure chiamami: ti metterò in contatto con Elisa per un massaggio Shiatsu, con Paola, Beatrice o Patrizia per il massaggio infantile, con Elisabetta o Federica per una sessione di yoga pre o post parto, con Lara per una seduta di Orthobionomy, con Chiara per l’utilizzo degli olii essenziali, con Lucia per noleggiare una fascia o un marsupio e con l’altra Lucia per fare kangatraining con il tuo bebè addosso

Per approfondire:

“Lavoro & allatto. Metodi semplici ed efficaci per farlo bene e senza stress.”, di Tiziana Catanzani

“Allattare e lavorare si può”, Nuova Edizione de La Leche League, di Giorgia Cozza

“ALLATTAMENTO E LAVORO: mettiamoci al lavoro!”, Pacchetto delle idee per la SAM 2015 – http://mami.org/wp-content/uploads/2015/08/a_folder_ITA_2015-low.pdf

Pubblicazione in lingua inglese “Making Mothers’ Milk Count”

 


6 commenti

‎ Semi di Naturale Maternale – il Pattern e il Blend delle fasce portabebè – Licia Valso · 2 Aprile 2020 alle 15:20

[…] vuoi leggermi sul tema precedente: il rientro al lavoro dopo la maternità. Il prossimo seme sarà […]

Semi di Naturale Maternale – il sonno condiviso e il breast-sleeping – Licia Valso · 9 Aprile 2020 alle 11:27

[…] ma comincio ad essere un po’ stanca, soprattutto da quando sono rientrata al lavoro. (…) Perché essere mamme oggi può essere una […]

Semi di Naturale Maternale – Licia Valso · 14 Aprile 2020 alle 5:04

[…]    SEME XV – RIENTRO AL LAVORO DOPO LA MATERNITA’ […]

Il Quarto Trimestre (di gravidanza) e oltre… – European Babywearing Week – Licia Valso · 4 Maggio 2020 alle 16:32

[…] città ci siano comunità dei genitori che, tutti insieme portano allegramente in passeggiata o nei luoghi di lavoro (magari!): cosa che succede invece con i passeggini e spesso (per fortuna) le mamme e i papà […]

Allattare e curarsi: si può! Anche assumendo farmaci (compatibili) – Licia Valso · 11 Maggio 2020 alle 15:45

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