la gestazione umana dura 18 mesi: 9 mesi di endogestazione e 9 mesi di esogestazione

Scatola cranica del feto, per quanto adattabile al passaggio attraverso il canale del parto, diventerebbe troppo ingombrante e non riuscirebbe più fisicamente a passare in uno spazio dove la dilatazione massima è di circa dieci centimetri tra la testa e il resto delle ossa del corpo.

Lo sapevi? Beh, io l’ho saputo già dopo il primo parto e ne sono rimasta colpita. In quel momento mi si spiegavano parecchie cose.

Per esempio la differenza tra il neonato umano e il puledrino o il capriolo, che a poche ore dalla nascita si alzano sulle gambe e seguono la mamma.

Perché loro sì e noi no?

Perché per esempio tigri, gatti, cinghiali a pochi mesi dalla nascita possono andare con le loro gambe a cacciare mentre noi esseri umani fino ai 16 anni non possiamo nemmeno essere lasciati in casa da soli?

Scendono in campo le parole citate prima, endogestazione e 9 mesi di esogestazione e la fisiologia che ci dice che i cuccioli di essere umano nascono “immaturi fisiologici”.

E anche la biologia comportamentale che ci dice che il cucciolo di essere umano non è un nidifugo, come cavalli e caprioli, non è un nidiaceo come cani e cinghiali che restano vari giorni fermi nella cuccia, nel loro nido, insieme alla loro madre, senza muoversi.

Ma tanto meno un portato passivo che passa alcuni mesi dopo la nascita nella tasca (più precisamente detta marsupio) nel corpo della mamma, come i famosi canguri.

Tra neonato umano e la sua genitrice, la mamma, fisiologicamente si instaura un legame detto bonding: si crea quella inseparabile diade che porta il bebè ad avere ancora completamente bisogno di disporre del corpo della madre come quando era dentro al suo grembo, e del bisogno di lei. Bisogno naturale

Il bebè appena nato sul corpo nudo della mamma.

Vari metodi di accudimento

Tra cui la pratica del portare, in inglese si parla di babywearing.

Per fare un esempio basta pensare ai reparti di terapia intensiva neonatale, presenti anche in varie zone, d’Italia, dove si mette in pratica la Kangaroo Mother Care o marsupioterapia.

Questo ai giorni nostri per spiegare questo bisogno naturale del piccolo appena nato di ri-trovare un ambiente caldo accogliente e conosciuto, che possa fungere nuovamente da utero materno per ospitare la gestazione fuori dal corpo (esogestazione).

Come detto prima alcuni mammiferi si sono evoluti con la tasca, alcuni altri come

Sono portati attivi e si attaccano al pelo della mamma

Noi il pelo lo abbiamo perso da parecchio tempo: anche se i nostri pargoletti hanno conservato il loro riflesso neonatale primitivo di prensione (grasping).

Allora abbiamo, da quel momento, bisogno di un sostituto del pelo che aiuti le braccia a reggere il peso del cucciolo.

Un portabebè, un porte-enfants, una banda, un port-bebe: esiste una parola specifica in ogni lingua, come elencate nelle lingue europee romanze dal francese al rumeno.

Qui da noi un sinonimo che ha ormai scavalcato il termine romantico che fa riferimento al bebè è fascia (fascia portabebè).

Ho visto illustrazioni in vari libri per ragazzi che raccontano com’era la vita nella preistoria, più di 2 milioni di anni fa: anche lì sono raffigurati bambine e bambini di varie età in grembo alla donna, allattati, oppure portati al corpo della madre, sfruttando il supporto dato da pelli di animali oppure da cortecce o fogliame particolarmente adattabile al corpo.

Ancor prima dell’invenzione della tessitura.

Come ci si copriva con ciò che offriva la natura, senza necessità di elaborare gli elementi, così questi venivano adattati per spostarsi con (addosso) cuccioli che non erano ancora in grado di camminare o di cacciare e raccogliere, nella fase dell’evoluzione in cui donne e uomini erano cacciatori-raccoglitori e nomadi.

Si riscontra la stessa dinamica ancora oggi sia tra le scimmie antropomorfe, gli scimpanzè e i bonobo (quelli di Jane Goodall) raccoglitori di cibo come i nostri antenati preistorici, e anche tra le popolazioni tradizionali, negli angoli della terra ancora oggi indisturbati: i cuccioli viaggiano sul corpo della genitrice, aggrappati alla pelliccia o sostenuti tramite un mezzo, che lascia libere le braccia della donna.

E allo stesso tempo il cucciolo è fuori pericolo perché sempre sotto diretta osservazione o sensazione corporea sulla madre, lontana da pericoli o con la possibilità di scappare nel caso dell’arrivo di predatori.

Sempre negli angoli più remoti e anche in paesi dove le pratiche tradizionali di qualsiasi tipo sono ancora vive, dove la vita sociale, per esempio, è tuttora organizzata in tribù e in villaggi, le donne e le sorelle e i fratelli più grandi portano addosso i bebè durante tutta la giornata.

Ricordo anche l’emozione di leggere di queste realtà nell’esperienza dell’autrice del Concetto del Continuum, Jean Liedloff‎, presso la popolazione indigena Yequana, indiani dell’età della pietra del Venezuela.

Nelle culture tradizionali si sono da sempre usati strumenti basici, sia prima che dopo aver portato un bebè, utilizzati anche per molti altri scopi: per quanto riguarda scialli, cinghie e cinture di un bebè servivano come parte dell’abbigliamento. Poi si sarebbero avvolti e/o legati attorno al corpo del portatore e del bebè e alla fine del periodo portato, sarebbero stati utili per portare e trasportare altri oggetti di vita quotidiana come merci, raccolti di frutta o verdura o panni, prima della nascita o quando i bambini diventano abbastanza grandi da non essere più portati appresso alla madre nelle faccende quotidiane.

Nel mio profilo Pinterest trovate la categoria Babywearing arricchita nella mia ricerca degli ultimi anni da immagini che rappresentano il portare suddivise nei vari continenti.

I supporti che si sono evoluti dalle pelli o dalle cinghie hanno trovato vita con il nuovo inizio della pratica della tessitura o nella produzione di reti abbastanza fitte che fungono da amache portate sul fianco:

Si passa da tessuti abbastanza larghi o abbastanza lunghi formati da un pezzo di stoffa unico, come le fasce elastiche o le fasce rigide, ai marsupi o ai mei tai che sono formati da un pannello centrale rettangolare e alle quattro estremità sono cucite fasce lunghe e strette come nei mei tai oppure spallacci imbottiti e un fascione ventrale imbottito.

Passando anche per i supporti semistrutturati che prevedono di solito un pannello, cuciture, incroci e anelli  dove far passare le fasce oppure fasce rigide a cui sono cuciti anelli (in alcuni casi anche cinghie)

Poi ci sono i supporti tradizionali: non sempre questi sono considerati ergonomici come invece i supporti moderni strutturati e non, quindi necessariamente nella nostra società dove non dobbiamo solo difenderci dai predatori, dobbiamo verificare i requisiti di ergonomicità del supporto, cioè se è rispettata la posizione fisiologica di tutto il corpo del pupo mentre sta lì dentro e anche sul corpo di chi porta (spalle, schiena, vita).

E anche la sicurezza della posizione della bimba e la sicurezza e qualità dei materiali utilizzati per confezionarlo.

Per sapere tutto su questi argomenti vieni agli incontri informativi gratuiti, agli incontri di approfondimento su marsupi, ring  e mei tai, alla fasciateca aperta da Mammamammma Venezia oppure prenota o regala ad un’amica una consulenza babywearing!

  • Non strutturati            

Fascia elastica

Fascia lunga rigida

Fascia corta rigida

  • Semi strutturati                    

Ring Sling (Fascia ad anelli)

Fascia Semistrutturata Close o Moby

Mei Tai

  • Strutturati

Marsupio ergonomico

Fascia tubolare (pouch)

  • Supporti tradizionali dal Mondo

AMERICHE: traditional babywearing

Rebozo (Mexico e Guatemala)

Manta (Perù)

Amauti (to amaaq) (Inuit)

Cesta – cradleboard (Nativi Americani)

EUROPA: traditional babywearing

Scialle o Shawl o Welsh Shawl  (Europa)

Krippsack o Skinnbog (Norvegia, Svezia) simile al Hmong

Fatle (Scandinavia) simile ad un’amaca

Cesti (Italia, Repubblica Ceca)

Kolan (Turchia)

Turkish Towel (Turchia)

Perraje

AFRICA: traditional babywearing

Mbotu (Africa)

Kanga (Africa)

Pagne (Africa)

Capulana (Mozambico)

ASIA: traditional babywearing

Sari (india)

Baby Sling Hammock (India)

Selendang (Indonesia)

Ombuhimo o Obi sash (Giappone)

Mei tai o meh dai (Cina)

Podeagi (Corea)

Hmong  (Asia)

Baskets o Cesti (Asia, India, Filippine, China)

 

Ti aspetto con il prossimo seme!

Se vuoi leggermi sul tema precedente: la Ninna Nanna. Il prossimo seme sarà sul .

Licia Valso, 2020

#semidinaturalematernale

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1 commento

Il Quarto Trimestre (di gravidanza) e oltre… – European Babywearing Week – Licia Valso · 4 Maggio 2020 alle 16:29

[…] Dalla notte dei tempi, per fare questo, il portare, le donne e tutti gli esseri umani usano le braccia, ma sempre da tempi lontanissimi, si servono di teli, scialli, ceste, zaini, marsupi e supporti articolati e strutturati per portarli addosso, ancora più sicuri e ancora più pratici. […]

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