Nella varietà dell’offerta di corsi, sia in gravidanza che nel dopo parto, può esserti capitato che ti ritrovi a dover scegliere se seguire un corso oppure ti viene sottolineato che si tratta di un per-corso, magari anche scritto così, con il trattino.

Le varie offerte in gravidanza e nel post parto, si differenziano, partendo dal l’approccio di chi li conduce.

Forse quel “per”, nelle varie sfaccettature che ci vogliamo vedere, può essere inteso anche come “per-sonale” o “per-sonalizzato”

Nei “corsi”, lezioni singole, che ho condotto nel tempo, ho fatto esperienza che le persone si sono sentite che fatto un solo incontro… l’informazione era stata raggiunta, la tecnica appresa e pace, fine del rapporto.

Per esempio nei corsi del portare un buon numero di donne hanno fatto solo una legatura e poi si sono arrangiate o anche rivolte ad altre.

Diversamente le donne che hanno partecipato all’incontro informativo, soprattutto sin dalla gravidanza, hanno visto la differenza dell’approccio tecnico-informativo-esperienziale e hanno continuato il percorso del portare con due, tre o quattro consulenze in tutto.

Tante donne sono rimaste in contatto con me ben oltre il primo anno di vita: alcune mie clienti ora hanno le bimbe che hanno compiuto 3, 4 o 5 anni e li abbiamo festeggiati con gioia entrambe, anche se magari a distanza.

CORSO –  OGGETTIVITÀ

PERCORSO – SOGGETTIVITÀ

Anche a me è spesso capitato di seguire un corso dove, dopo aver comprato il libro dell’autore o il libro di testo consigliato, avrei ritrovato le stesse cose.

Quindi: i soldi che ho speso per partecipare al corso potevo risparmiarli e comprare solo il libro? Beh, a volte, un po’ delusa dallo sforzo fatto, la risposta è stata questa.

Nel per-corso invece, ho comprato anche il libro proposto, ma ciò che ho vissuto a contatto con la conduttrice, a volte per giornate intere o per vari fine settimana nell’arco di mesi e mesi, non l’avrei ritrovato esattamente così, nel tale libro.

O anche: sai quanti libri avrei dovuto leggere per ottenere le stesse informazioni e sai quanti corsi esperienziali di varie discipline (massaggio con il rebozo, lezioni di yoga, insegnamento di danza del ventre, ginnastica dolce, corso di anatomia femminile, di riflessologia, shiatsu) avrei dovuto frequentare?

 

Un percorso di accompagnamento alla nascita, nell’esperienza delle mamme che li hanno frequentati con me in veste di Educatrice Perinatale, hanno stimolato nelle partecipanti, l’ascoltarsi, facendo esercizio nell’ascoltare le altre, il porsi delle domande, per conoscersi meglio e capire i motivi che ti hanno portato a fare alcune scelte, nella gravidanza o nel parto o anche nell’accudimento del bebè, rispetto ad altre.

Mai sentito dire da qualche donna che è mamma la frase: “Mi si è aperto un mondo!”??

Succede, per esempio, anche frequentando i gruppi virtuali, in particolare su whatsapp o su facebook: da una decina di anni circa esistono queste piattaforme di confronto “sociale”, per le quali, però, ti ritrovi sì a scoprire un mondo in mezzo a tantissime altre donne che lo stanno vivendo come te o te lo stanno testimoniando perché vissuto poco prima di te, ma….

E qui casca l’asino: alla fine questo mondo che hai conosciuto te lo devi quasi tenere per te: sei quasi sola, perché la tua amica incinta o la tua vicina di casa che ha già figli, mica condivide queste conoscenze, non è che anche lei fa parte di quel gruppo virtuale. L’esperienza è di condividere passioni, vocazioni, grandi intuizioni in fatto di gravidanza e bebè, ma di rimanere fondamentalmente da sole a smazzarsi il bello e il brutto della faccenda.

Stiamo scrivendo una storia diversa: mica c’erano i social ai tempi delle nostre mamme, ma per esempio c’erano radicati gli incontri settimanali in consultorio, partecipati dalle neo mamme del quartiere, dove ritrovare le amiche.

Corsi di Formazione hanno lo scopo di sviluppare competenze specialistiche, che sono funzionali o complementari rispetto alla professionalità principale dell’individuo (studente).

Ad esempio, un corso di inglese, un corso di informatica oppure un corso di negoziazione per un lavoratore che vuole migliorare alcune competenze specifiche utili per la sua professione.

Se invece il corso di inglese durasse un anno, fosse rivolto a docenti di lingua e avesse l’obiettivo di preparare gli insegnanti a gestire classi multiculturali, allora avremmo un “Master in didattica multiculturale”.

un per-corso appunto (una somma logica di corsi di formazione)

è viceversa un percorso completo che mira a formare la professionalità principale della partecipante è una combinazione organica di più corsi,

Corso” e “percorso” sono due parole diverse con significati diversi (anche se condividono parte dell’etimologia, dal latino cursus).

 

Il significato di “corso” nel tuo libro è quello di “serie di lezioni”, che complessivamente insegnano qualcosa. Quindi si parla di “corso di italiano” o di “corso di studi universitari” e così via. (Un “corso” può essere anche una via importante all’interno di una città.)

 

Un “percorso” è un cammino, un itinerario, sia in senso letterale (per andare da un punto X a un punto Y), sia in senso figurato (un insieme di esperienze, di letture, di riflessioni da compiere per arrivare a un certo risultato). Nel tuo libro, immagino, lo usano per parlare della “strada” da fare per imparare una lingua.

 

Un corso è un singolo evento formativo, che punta a trasferire conoscenze e competenze. Di durata variabile, chiamiamo “corso” la singola unità formativa erogata continuativamente. Il primo ed evidente vantaggio di un corso è la concentrazione in un tempo più o meno limitato che consente un alto focus sull’argomento specifico.

consente la sperimentazione attiva di quanto si dovrebbe apprendere,

La disponibilità didattica dei formatori, solitamente è limitata all’evento di formazione

Come è disponibile la doula dopo un percorso fatto insieme

Esplicitare il proprio interesse

L’applicazione di quanto appreso resta dunque una responsabilità individuale di ogni partecipante. Anche se organizzato e condotto con maestria, un corso potrebbe essere paragonato ad un bel libro capace di rapirci emotivamente per 2-3 giorni, ma col rischio che possa rimanere solo un bel ricordo.

Il gruppo classe è presente è formato sempre dalle stesse persone, ma ci sono poche occasioni di scambio e di interazione.

Un po’ per la brevità, perché spesso ci si fa spaventare dalla lunga durata nel tempo , è un po’ perché è breve  ha un costo minore o addirittura fornito gratutitamente da servizi pubblici (tipo il corso preparto), le persone che lo frequentano sono numerose, magari con un operatore solo disponibile per 1 o al massimo due ore.

Spesso non c’è un operatore di rifereiemnto, un referente del corso nella sua interezza: si cambia operatore ad ogni lezione, le lezioni sono ancora troppo spesso frontali.

Il cerchio non è una modalità né condivisa, né compresa, né adottata in molte situazioni istituzionali anche perché logisticamnte i luoghi non lo permettono.

Strano perché sempre di più si affermano i movimenti seconod cui partoritre è una cosa naturale da fare nel luogo più familiare possibile: qui si aprono gli scenari di alcuni ospedali più sensibile che prevedono che la donna entri in una stanza e che il travaglio e il parto avvengano in questo stesso luogo che almeno per quelle ora diventa familiare, senza spostarsi dalla sala travaglio alla sala parto, anche se l’aspetto predominante è comunque molto da ospedale.

Oppure assistiamo ad ospedali che nel rinnovamento del reparto allestiscono una stanza simile ad una di casa, con letto matrimoniale, possibilità di utilizzare lo spazio del pavimento per travagliare a terra, a quattro zampe.

Oppure le case maternità, molto più presenti all’estero, oppure lo scenario definitivo, quello del parto ina casa.

La dimensione personale e privata dell’evento nascita diventa sempre di più possibile, alla presenza di quelle persone che continuativamente sono state presenti per la donna durante la gravidanza.

Persone che, nel parto a domicilio in assoluto, ma anche pian piano sempre di più in ospedale stanno entrando: il partner, presente non solo nella fase espulsiva, ma anche durante le contrazioni del travaglio, la doula o le doule che conosce la donna sin dalla gravidanza, l’ostetrica o le ostetriche libere professioniste.

Un’altra persona, spesso un’altra donna, che nel caso ci siano già altri figli, si occupa di loro mentre la mamma è in travaglio e parto.

 

Persone a cui letteralmente si affidano i beni più preziosi e alle quali ci si affida in maniera quasi completa, ci si espone senza veli (metaforicamente e letteralemente) in tutta la propria essenza e con tutti i propri istitnti: pensando alle donne che cantano, vocalizzano o urlano durante le fasi della nascita.

Con chi lo faresti tu?

Vorresti poter avere una mano amica da stringere?

Vorresti poter guardare degli occhi amici? Hai mai pensato che si potesse fare?

 

Diverso, invece, è un percorso, dove i contenuti sono diluiti nel tempo. Tempo che consente una sperimentazione di quanto appreso ed una verifica del livello di praticità dei contenuti studiati, del livello di abilità sviluppato. La responsabilità della sperimentazione attiva viene restituita tutta ai partecipanti

un percorso permette di affrontare tematiche più vaste, con un buon livello di approfondimento e consentendo anche un’integrazione di contenuti tra loro diversi.

la diluizione nel tempo permette un minimo di sperimentazione tra un appuntamento formativo e l’altro e stimola un’interiorizzazione maggiore rispetto ad un corso

 

focus della didattica è duplice: sul contenuto e sul gruppo in formazione.

Questo è un grosso vantaggio: lo riportano spesso le madri che hanno partecipato più volte a percorsi di accompagnamento alla nascita magari proprio in occasione della seconda o della terza gravidanza.

Maria e Mara sono delle clienti che ho avuto ormai 4 anni fa ed entrambe erano al terzo figlio: hanno riportato quanto fosse difficile prendersi del tempo per sé e per la nuova vita che arrivava e che il percorso, di gruppo per Mara e individuale per Maria, di dieci incontri in gravidanza con me sia stato un tempo prezioso di connessione con questa nuova vita. Sembrerà strano ai più: cosa dovrà mai sapere una donna dopo aver già partorito e allevato altri due figli?

Questo tempo della gravidanza è un tempo speciale, di lentezza, che si riesce a vivere quasi sempre in maniera super personale ed esclusiva con la prima gravidanza.

Purtroppo dopo è anche ostacolato dal contorno sociale, visto come non necessario, dato che l’esperienza l’hai già fatta.

La donna non ha necessità di fermarsi, nemmeno se è il corpo stesso che lo chiede e che lo dimostra, con il protrarsi della gravidanza, mentre sempre di più tutto rallenta, i movimenti, il corpo prende forme nuove e comincia ad impedire di fare anche alcuni movimenti (hai presente infilarsi le scarpe all’ultimo mese di gravidanza?).

Legittimazione del non riuscire ad allacciarsi le scarpe, o non riuscire a lavarsi la schiena, o ad avere desideri sessuali, proprio ora che si avvicina il momento della nascita, quando tutto prevede che tu pensi al bebè, non alle tue voglie, o a cominciare a soffrire di emorroidi (giammai altri argomenti super tabù).

Disturbi che vengono fuori in un gruppo piccolo, affiatato, che si conosce, con cui si è condiviso un viaggio e dove si sa di trovare ascolto, legittimazione, non giudizio, nessuna vergogna, ma incoraggiamento, soistegno, forza, potere, empowerment.

Condivisione non di ogni singolo aspetto: magari tu non vorrai usare il ciuccio e la tua compagna di percorso assolutamente sì, lei porterà in fascia già in ospedale e tu invece stai già pregustando le passeggiate per le vie del paese e del quartiere con la carrozzina stile inglese!!

 

Ti aspetto con il prossimo seme!

Se vuoi leggermi sul tema precedente: prendersi cura di sé dopo il parto.

Licia Valso, 2020

#semidinaturalematernale

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Oppure chiamami: ti metterò in contatto con Elisa per un massaggio Shiatsu, con Paola, Beatrice o Patrizia per il massaggio infantile, con Elisabetta o Federica per una sessione di yoga pre o post parto, con Lara per una seduta di Orthobionomy, con Chiara per l’utilizzo degli olii essenziali, con Lucia per noleggiare una fascia o un marsupio e con l’altra Lucia per fare kangatraining con il tuo bebè addosso

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1 commento

offrire le tue mani come mezzo affettivo di contatto e di comunicazione – Licia Valso · 20 Aprile 2020 alle 15:11

[…] Se vuoi leggermi sul tema precedente i corsi e i per-corsi […]

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