Il potere nelle mani

Mi è capitato, pochi mesi fa, di conoscere una persona dalle mani vigorose e potenti, di una forma diversa da tutte quelle che io avessi mai visto prima, un po’ più tozza delle mani che ho conosciuto, ma che mi ha ricordato le ricostruzioni dell’homo neanderthalensis. Il popolo neanderthaler è un aspetto della preistoria che mi affascina, anche per quanto riguarda le pratiche di parto e di accudimento che sono state studiate che le donne e la loro comunità mettessero in pratica con i neonati.

Le mani dei neanderthaler e le mani di questa persona sono decisamente dalla stretta forte, che “ti stritola”, ma allo stesso tempo una capacità quasi incredibile, di trasmettere un grande senso di pace e di sicurezza con un loro tocco estremamente dolce, sottile, che quasi non si sente.

Si tratta di un uomo dotato di una grande forza, tipo il puffo Forzuto del villaggio dei Puffi dell’illustratore Pejo o uno dei barbabebè degli autori Tison e Taylor, Barbaforte, che svolge un lavoro manuale dove la forza delle mani e nelle braccia è necessaria quotidianamente, e tiene attivi e allenati i muscoli senza necessità di frequentare nessuna palestra a pagamento.

La cosa che più mi ha colpito è stata la consapevolezza di questa potenza, sapientemente dosata a seconda del tocco che il suo portatore desidera trasmettere: uno dei talenti di questa persona si rivela anche nel tocco e nel massaggio: nel saper dare l’appropriato intento energetico e l’adeguata intenzione al tocco delle proprie mani, quando le usa.

Esistono figure legate alle tradizioni popolari, anche nelle campagne venete, che si dice ricevano un dono e che debbano metterlo al servizio delle persone, i cosiddetti tira-ossi, tira-nervi, giusta-ossa, uomini o donne che siano, guaritori di paese che vengono consultati per piccoli dolori prima di rivolgersi alla medicina ufficiale. Le loro mani possiedono un tocco di guarigione quasi magico: le persone riferiscono di aver tratto beneficio dalla loro sapiente pressione o dall’appoggio della mano in un punto preciso.

Lo sanno bene molte schiere di atleti, me compresa, nelle pratiche sportive dove si va incontro a distorsioni o stiramenti. Lo sanno bene anche le donne in gravidanza e in allattamento: se hai frequentato qualche percorso in gravidanza o qualche consulenza sull’allattamento oppure per imparare ad indossare la fascia portabebè con me, mi hai sentito nominare varie volte l’importanza di prendersi cura di sé della propria schiena delle proprie spalle, della propria postura sia da sedute che da distesa e anche quando ci si alza dal pavimento o dalla sedia.

In tutti questi frangenti le mani sono uno strumento prezioso, di cui è importante mettersi in testa di chiedere a chi c’è vicino in quel momento che vengano usate consapevolmente: le mani del partner, le mani della nonna o della suocera, dell’amica che non sa cosa regalarti per la nascita del bebè, le mani della doula, con uno dei semplici tocchi del nostro bagaglio o il cullamento con le mani che fanno scivolare il tessuto del rebozo.

Oppure altre figure più conosciute e “studiate” che utilizzano le mani come unico strumento di lavoro: pranoterapeuta, massaggiatrice/tore, osteopata, shiatsuka, operatrice di Orthobionomy, o fiosioterapista, masso-fisioterapista, posturolog*.

Mi viene in mente una cosa che mi ha insegnato Patrizia Pedicone, che tra le sue tante qualità e studi ha anche quello di insegnante di massaggio infantile e ora formatrice: mi ha insegnato che massaggiare i propri figli sin dalla nascita, nella sua esperienza di insegnante AIMI, ha portato anche loro stessi ad usare le mani, ad integrare il massaggio nella propria quotidianità, vicino alle parole, ai baci e agli abbracci.

Con affetto nei confronti dei genitori, anche loro hanno massaggiato i grandi con le loro manine paffutelle.

Un altro aneddoto di moltissimi anni fa pronunciato da Sandra Salmaso spesso mi riporta alla semplicità ma anche alla potenza che un semplice tocco, tenere la mano nella mano, senza forzare e senza giudizio, può fare nella conoscenza e nell‘autostima di sé e nella fiducia nell’altra persona.

Sandra ha scritto un libro, e non solo, che si intitola Le mani che nutrono e ogni anno organizza con la sua cooperativa un convegno con questo titolo.

Lei parla di Buon Contatto:

Le Mani che “nutrono” sono il primo strumento di Buon Contatto per comunicare, attraverso i gesti quotidianila cura e l’accudimento in tutte le professioni di aiuto ed in famiglia.

Il Buon Contatto è una pratica semplice che mette al centro i semplici tocchi delle mani, rispettosi e contenitivi, sul corpo delle altre persone ed è alla portata di tutti:

  • Nelle coppie
  • Per i genitori
  • In famiglia e nelle proprie relazioni
  • Nei gruppi scolastici
  • Tra bambine e bambini
  • Nell’assistenza all’anziano
  • Nelle relazione d’aiuto
  • Nell’ambiente ospedaliero per favorire l’integrazione del team e il nursing del contatto

Fare… con le mani

Quante cose si possono fare con le mani: le mani prendono, danno, manipolano, toccano, sfiorano, conoscono, bloccano, scivolano, avvicinano, allontanano.

Talmente tante cose: pensando a tutte le moltissime posizioni che le mani possono assumere,  mi sale subito alla mente un altro libro che descrive degli atteggiamenti, dei segni e delle posizioni, il kamasutra, antichissimo, e anche il più recente Galateo, che prevede un’etichetta da seguire nel posizionare le mani nella maniera più opportuna e consona, per comunicare un messaggio.

Anche questa frase richiama l’importanza, negli adulti, ma soprattutto nei bambini e bambine e nei più piccoli bebè:

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”

Antico proverbio popolare

Molte cose si possono fare con le mani:

Mano aperta

Avere una buona mano

Tenere le mani

Tendere la (pargoletta) mano

Tenere per mano

Andare mano nella mano

Prendere la tua mano

Dare la mano

Offrire la mano

Stringere la mano o le mani

Imporre le mani

Portare le mani alla bocca, sugli occhi o sulle orecchie (ricordi l’immagine delle tre scimmiette sagge?)

Le tre scimmie insieme danno corpo al principio proverbiale del “non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male”. I loro nomi sono “Mizaru”, “scimmia che non vede il male”, “Kikazaru”, “scimmia che non sente il male” e “Iwazaru”, “scimmia che non parla del male”: si tratta di un motto illustrato. Poche immagini hanno valicato tante frontiere e secoli per arrivare intatte fino a noi, con la forza di un simbolo. 

Toccarsi e automassaggio

A volte lo hai fatto anche tu il gesto di portarti le mani sul viso o sulla testa: massaggiarsi il viso (o massaggiare il viso del bebè, a volte anche dentro la bocca, per aiutare nell’avvio dell’allattamento), massaggiare i piedi con le mani per riattivare i centri energetici, nervosi linfatici

Durante la tua gravidanza quanto spesso qualcuno ti ha chiesto di appoggiare le mani sulla tua pancia (oppure lo ha fatto senza chiedere): si dice che porti fortuna! E chissà quante volte durante le vostre dieci Lune tu stessa hai accarezzato attraverso quell’organo sensibile che è la pelle il tuo bebè con tutta l’amorevolezza che hai nelle tue mani.

Allora diventa importante prenderti cura delle tue mani che possono proferire dei grandi benefici a chi hai accanto: delle pratiche di benessere semplici sono l’automassaggio delle mani, la riflessologia delle mani, e, davvero banalmente, spalmare una crema emolliente sulle mani alla sera e al mattino, magari ricca di estratti freschi delle piante e povera di glicerina e derivati del petrolio.

Giungere le mani

Alzare le mani al cielo

Porgere le mani

Battere le mani

Mani incrociate

Toccare

Carezza

Coccola

Anche i bebè, anche quando sono molto piccoli, comunicano attraverso alcuni gesti e attraverso le proprie mani: nella mia esperienza ho potuto osservare i gesti molte volte durante le consulenze per portare quando i bimbi toccano la fascia o si attaccano ai capelli della mamma. Oppure durante l’osservazione nella pratica dell’Elimination Communication: appena la bimba riesce a muovere volontariamente braccia e mani, non è raro che comunichi toccando il viso della mamma, per farsi guardare o che si porti la mano sui genitali per far capire che qualcosa lì in basso è successo.

Come ti sei sentita quando hai sperimentato il tocco leggero del tuo pupetto o della tua pupetta, sul seno, sul viso, sul petto oppure anche una stretta decisa delle sue dita che ti hanno fatto pensare a quanta energia risiede anche in un corpo così piccolo?

I Gesti archetipici

Il corpo e le protagoniste di queste righe, le mani, parlano con un linguaggio non verbale, fatto proprio di gesti . Ogni gesto è un simbolo, ha un senso e un significato, è un segno che non è impresso sulla carta, un segno che dura un po’ e poi scompare, ma porta un messaggio che rimane impresso in chi lo ha visto o vissuto sulla pelle.

Quando una persona ti manda a quel paese, basta che lo faccia con un gesto che è capace di scatenare reazioni anche violente. Oppure chi ti vuole bene te lo fa capire sfiorandoti o dosando la pressione che ci mette quando ti tocca con la mano.

Chi studia questi simboli e questi gesti parla di gesti archetipici che ogni essere umano ha bisogno di compiere:

Un Archetipo Motorio è un modello di movimento psico-fisico perfetto e naturale, comune a tutti gli esseri di una certa specie, innato e sviluppatosi in centinaia di migliaia di anni di evoluzione.

Ogni essere vivente esprime l’Archetipo Motorio attraverso un gesto archetipico cioè tutti quei movimenti fondamentali per la sopravvivenza individuale, della specie e per il piacere quotidiano. Ad esempio sono gesti archetipici gattonare, camminare, saltare, lanciare, arrampicarsi, correre.

Ciò che non può o non vuole essere detto si comunica con le mani tra gli adulti, tra ragazze e ragazzi, tra bambini e bambini e i neonati e le neonate verso chi li accudisce (care giver).

Questi gesti racchiudono in sé anche i gesti affettivi archetipici che sono praticati con le mani: non tutti i gesti in generale ma quelli specifici che da che mondo e mondo tu come le tue antenate dalla notte dei tempi hanno usato per comunicare affezione.

I gesti affettivi archetipici, dice ancora Sandra Salmaso nel suo libro, sono le carezze, il cullamento, l’abbraccio.

Vengono richiamati anche da alcune posizioni dell’allattamento, come la biological nurturing, o il breast crawl nell’ora d’oro appena il feto nasce dal corpo della madre, nel contatto pelle a pelle, con il proprio bebè, ma anche con il proprio partner, con le mani appoggiate sui fianchi o che accarezzano la schiena. Richiamano i Riflessi Neonatali Primitivi nella diade mamma-bebè.

Il tocco fatto con buone intenzioni scatena la produzione degli ormoni dell’amore

Mentre altri gesti richiamano memorie della pelle sempre meno piacevoli, sempre più dure. Sempre più spesso si sentono campagne contro la violenza sui bambini o sulle donne: sai bene che queste pratiche anche qui in Italia, erano invece il pane quotidiano nelle case e nelle scuole. Nei confronti dei bambini, le era abitudine che chiunque potesse alzare le mani su di loro anche se estraneo alla famiglia, senza che nessuno si stupisse più di tanto. Questi gesti fatti con le mani creano delle memorie diverse nelle pelle. Queste memorie, al pari delle memorie affettive, non si cancellano.

Hai mai provato pena per i cani che arrivano maltrattati, letteralmente bastonati ai canili: spesso rimangono poi con un carattere difficile oppure non si fanno avvicinare, per la paura che hanno di ricevere ancora bastonate. Ecco il chiaro esempio delle memoria della pelle. Ecco alcuni gesti che si fanno con le mani che lasciano delle memorie su chi li riceve:

Buffetto

Manata

Pacca sulla spalla

Sfregarsi le mani

Menare le mani

Allungare le mani

Schiaffo

Sculaccione

Pugno

Affondo

Via della mano sinistra e della mano destra

Via della mano sinistra e della mano destra sono due termini che si riferiscono ad una dicotomia tra due opposte filosofie, presente nella tradizione esoterica occidentale, che si estende su diversi gruppi coinvolti nell’occulto e nella magia cerimoniale. In alcune definizioni, il sentiero della mano sinistra è identificato con la magia nera, quello della mano destra con benevola magia bianca.

La mano sinistra riceve e va posizionata sotto. La mano destra che dà, e va posizionata sopra la sinistra.

Mano destra e mano sinistra sono anche simboli dello Yang, principio maschile che simboleggia il Sole, e dello Yin, principio femminile che simboleggia la luna. I due astri si uniscono nel gesto del saluto, che pertanto diventa simbolo di fratellanza ed illuminazione. Nella cultura cinese la chirologia, studio della mano, è molto importante, poiché si ritiene che la forma e le caratteristiche delle mani forniscano informazioni importanti sul soggetto, in particolare sulla sua vitalità e sulla fisicità.

Gesti che si possono fare con le mani: la comunicazione

La lingua dei segni, gesti legati ad antiche pratiche, anche in comune a molte religioni, gesti legati a settori e gruppi, allo sport (pallacanestro, pallavolo, nuoto sincronizzato, acrobazie del circo, calcio), all’esercito, ai linguaggi giovanili, ai saluti.

Solo nella mia esperienza: saluti e gesti giovanili (a volte i cosiddetti gestacci), gesti scout, starter dell’atletica leggera, in chiesa, tra bambini e adulti oppure tra adulti, i tipi di bacio diversi sia all’estero (Spagna ci si bacia invece che stringersi la mano) o anche in altre parti d’Italia (sia in Veneto che in Calabria), l’alfabeto muto da bambini, le posizioni delle dita e delle mani, gli esercizi anche per suonare le nacchere nella danza tradizionale del flamenco, come la coppia fa scivolare o prende le mani del partner nelle danza caraibiche, toccandosi anche solo con un dito, ma senza mai interrompere il tocco tra di esse.

Alcuni di queste immagini riportano a concetti antichissimi come i mudra.

Mudra: lo Yoga delle mani

La pratica delle mudra come la conosciamo oggi ha origine in India più di 5000 anni fa: se ne trova infatti traccia nell’antico sciamanesimo e nella cultura vedica: è un gesto simbolico che in varie religioni viene usato per ottenere benefici sul piano fisico, energetico e/o spirituale. Le mudra vengono praticate anche durante le cerimonie come ad esempio nelle cerimonie di iniziazione.

Nello yoga, le mudra sono gesti simbolici spesso praticati con le mani e le dita. Mudra significa letteralmente “sigillo”, “gesto” o “segno”: atteggiando le mani in questi gesti essi facilitano il flusso di energia attraverso il corpo, favorendo le pratiche meditative.

le mani non vanno mai trascurate o posizionate casualmente. Ogni mudra stimola infatti parti diverse del nostro cervello e ci aiuta a incanalare l’energia verso una determinata zona del nostro corpo.

Ti lascio con questo aforisma trovato in giro:

L’essere umano pensa perché ha le mani.

Anassagora

 

Ti aspetto ogni lunedì qui nel blog. Se vuoi leggermi sul tema precedente ecco qui il seme su i corsi e i per-corsi.

Licia Valso, 2020

#naturalematernale


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *