il sentimento di inadeguatezza delle mamme, mamme di merda

Il sentimento di inadeguatezza delle neomamme: mamme di m…

consigli non richiesti

se fai così, prende il vizio

dammelo in braccio che te lo calmo io

te lo dico io di cosa ha bisogno il tuo bebè

Tutti sanno tutto sul bebè tranne te

A partire dal pediatra più illuminato, alla vicina di casa, passando per l’amica/il suocero/la zia di quinto grado…

Adesso, nella nostra epoca, ne siamo fin troppo coscienti che le azioni che la donna intraprende, hanno degli effetti sul comportamento del feto, del bebè e del bambino.

Gli esperti dicono dalle prime settimane di gravidanza, fino almeno ai suoi primi tre anni di vita.

Succede che cresce il sentimento che qualsiasi cosa la mamma faccia, va o andrà a ledere l’autostima, la psiche, l’autonomia, la vita della bimba o del bimbo, già da quando lo portiamo in grembo. Si dice che ci sono “traumi” che lasciano il segno: la nostra personalità è così perché è stata influenzata dal livello di accudimento materno a cui siamo stati sottoposti.

Alla fine sembra che tutto ricada sulle tue spalle, mamma, proprio solo a te.

Come il concetto del carico mentale, che ricade prettamente sulle donne, di cui spesso si parla in questi mesi.

Soprattutto nei primi giorni e settimane dopo la nascita del fagottino puffoloso a cui tutti tenderebbero le braccia e che vorrebbero sbaciucchiare e coccolare, per poi restituirtelo giusto giusto quando c’è da cambiare il pannolino o quando arrivano le sei di sera e tutti siamo stanchi.

Tranne te, perché una mamma, anche se ha appena fatto un’azione miracolosa di partorire e dare la vita ad un esserino con un cranio di 10 centimetri di diametro, sembra non avere nemmeno il diritto di essere stanca e di avere bisogno delle stesse cure amorevoli che lei fa a profusione al suo bebè.

E infatti si chiamano cure materne, accudimento e istinto materno.

Ma spesso le giornate si svolgono che tu stessa non sai esattamente come hai fatto ad arrivare a sera, ti sembra di non aver fatto nulla, anche perché magari sei ancora in pigiama o non sei nemmeno riuscita a lavarti la faccia…

E arriva il solito/a amica/suocero/zia di quinto grado (a volte anche il partner stesso) a chiederti come mai in casa c’è questo disordine o perché non hai lavato i piatti, visto che sei a casa…

Per il mondo, se sei a casa = non lavori

Il lavoro che tradizionalmente è delegato alle donne, cioè l’attività dell’accudimento, non è ancora ora purtroppo considerato un lavoro vero e proprio.

Quindi, non solo non percepisci un compenso, ma nemmeno hai un riconoscimento sociale del valore di questo lavoro.

E siccome non è percepito come lavoro, non è giustificabile il fatto di essere stanche, bisognose di prendere una pausa, bisogno di un proprio spazio, di avere una tregua, un tempo di distacco o rilassamento.

Vorresti stare da sola

Non sopporti più il tuo bebè

Non sei come le mamme truccate perfette e con i tacchi a spillo di Instagram

Ti senti messa da parte

Ti metti tu stessa da parte per dare spazio al tuo bebè, solo a lei o lui

Insicurezza di non fare la cosa giusta, di non essere abbastanza

Stanchezza fisica

Se hai una bimba o un bimbo che sa già parlare, avresti bisogno di non sentire dire la parola mamma almeno per mezz’ora

E dove sono finite tutte le teorie sull’importanza della diade mamma-bebè? Tutte le cose importanti che si sanno del corpo della mamma dovrebbe avere il tempo di fare nei mesi dell’esogestazione, i primi mesi dopo il parto?

Ti aiutano le ricerche pionieristiche di John Bowlby sull’attaccamento, la separazione e la perdita. La base sicura, applicazione della teoria dell’attaccamento dove non è prevista solo ed esclusivamente che sia proprio la mamma a fare da sola tutte queste cose.

Nessuno dovrebbe giudicare l’operato di un’altra mamma

Ma ti sei mai chiesta se sei tu la prima a fare i paragoni con te stessa medesima? Ti sei ma ritrovata nel detto secondo cui l’erba del vicino è sempre più verde?

A volte non sono solo gli altri (anche se gli altri lo fanno benissimo questo lavoro di smontare l’autostima delle mamme) ma anche le donne stesse lo fanno verso di sé.

Perché? Purtroppo perché alle donne è stato praticamente imposto questo modello sin dalla nascita.

Ho conosciuto poche donne della mia età che in famiglia abbiano ricevuto un’educazione diversa, più consapevole. Tutte queste insicurezze che ogni donna potrebbe portare con sé, attraverso i propri vissuti, sono il risultato di un movimento molto più ampio che prende origine dalla visione patriarcale, il contrario di matrilenare e matrilineare, della società occidentale contemporanea in cui, se mi stai leggendo a maggio 2020 in Italia, ci troviamo.

Diametralmente opposta la visione dell’organizzazione sociale detenuta dalle donne, di solito dalla matriarca di concerto con un cerchio di donne, chiamata matriarcato: dal latino mater (madre) e dal greco -άρχης, derivato di ἄρχω (essere a capo, comandare).

Come dice l’ostetrica e sessuologa Giulia Ranzani: la clitoride non è un piccolo pene.

Dirai che la clitoride, in questo momento, c’entra ben poco.

E invece la clitoride c’entra perché è quella parte femminile che corrisponde, nella forma e nel punto del corpo in cui si trova, al pene, l’organo sessuale maschile per eccellenza.

Giulia Ranzani dice: “anatomicamente sono in effetti similissimi e questo perché hanno la stessa origine embriologica, ma il mio discorso va molto oltre alla questione organica. (…) Succede che su una roba femminile, per darle importanza e credibilità bisogna appiccarci un’etichetta maschile come se avesse bisogno di un paragone che la valorizzasse, le desse dignità.”

Alle donne ancora ora non viene riconosciuto lo stesso valore, lo stesso status, lo stesso diritto di lamentarsi o di dire che si vorrebbe una tregua dai figli.

Le risposte potrebbero essere: hai voluto la bicicletta, e adesso pedala! E le persone, anche donne stesse, raramente si permetterebbero di dire la stessa frase ad un uomo…..

Addirittura prima di nascere ti hanno fatto venire le paranoie: allora sei una #mdm se non canti la ninna nanna in gravidanza, tutti i giorni alla stessa ora, se non parli al tuo bebè chiamandolo già per nome, anche se non sai o non vuoi sapere di che sesso è, e se ti senti in imbarazzo a farlo, se non fai nuoto, shiatsu, yoga, canto carnatico e chi più ne ha più ne metta, sin dal primo giorno di gravidanza

E poi se non fai il parto in acqua, o in casa con la lotus birth integrale e il rimedio placentare, oppure sia che doni il sangue cordonale (del feto) sia che lo lasci fluire lungo il cordone ombelicale perché è sangue del bebè, e perché sei un’egoista…

Sempre tutto sulle spalle tue, cara neomamma…

Se non leggi ad alta voce al bebè sin dalle prime settimane, se non sai che devi cambiare pannolino ogni ora e mezza o se non sai leggere i segnali dell’Elimination Communication o se non allatti o se non porti in fascia

O se non applichi il metodo Montessori dall’inizio

Oppure se a tre mesi non segue le cose con lo sguardo è sempre colpa tua perché dalla nascita hai sbagliato approccio!!! (e questa critica purtroppo è arrivata ad una mia cliente da parte di un medico)

Tutte cose che io stessa ho strillato (soprattutto attraverso i social) negli anni passati a partire dalle consapevolezze e scaturite dai fatti riguardanti le mie gravidanze, dai parti e dalla moltitudine di storie che in questi anni di Educatrice Perinatale e di Doula ho ascoltato da mamme con storie come le tue. Adesso, invece di strillare a chi non vuole sentire mi concentro su di te, mamma e donna, che mi hai scelta nello starti vicina per coltivare insieme la madre e donna speciale che sei.

Donald Woods Winnicott, pediatra e psicoanalista britannico, ha parlato molto di alcuni concetti salvavita come la madre sufficientemente buona, un concetto perfetto da cui attingere a piene mani se per caso ti dovessi sentire una #mdm!

Donald Woods Winnicott nel suo famoso libro “Playing and Reality”.

Qualche consiglio di lettura per alleggerire tutte queste pesantezze:

“Non sei sola: Fenomenologia della Mammadimerda”, libro autoprodotto da Francesca Fiore e Sarah Malnerich, con le illustrazioni di Giuditta Matteucci.

Quello che le mamme fanno. Soprattutto quando sembra non facciano niente” di Naomi Stadlen

Scusate, ma la mamma sono io! Manuale per future e neo mamme che vogliono sopravvivere a una valanga di critiche e consigli non richiesti”, di Giorgia Cozza

E le Mamme chi le Aiuta?” di Alba Marcoli

Ritorno al lavoro

Se ne riparla di nuovo quando è il momento per te mamma di ritornare al lavoro: altro momento in cui molte si sentono di mancare nei confronti del pupo perché non vorrebbero lasciarlo, oppure addirittura perché sono felici di ritornare nel mondo degli adulti, ma non è permesso di ammetterlo, perché non è concesso che una madre possa essere felice, lontano dalla carne della sua carne.

E quindi….. sei fregata di nuovo, perché in alcun caso i tuoi sentimenti sembrano essere legittimati.

Già dalla gravidanza coltivare l’amore per sé stesse, il prendersi cura di sé, fare in modo che anche gli altri si prendano cura di te

Cosa ti fa stare bene

Ne abbiamo parlato spesso durante i Cerchi di mamme, spesso viene fuori nelle consulenze quando ascolto le mamme nei primi giorni dopo il parto che non è il poco latte, non è l’attacco sbagliato del bebè al seno, non è la posizione sbagliata a riempirti di dubbi, ma è la stanchezza accumulata, le frasi di scherno che ricevi da tutto il mondo lì fuori, invece che ricevere quelle di incoraggiamento,

Ti fa stare bene avere una risposta alle domande nelle prime ore e primi giorni dopo il parto: spesso chi accudisce la puerpera, soprattutto in ospedale, ha i minuti contati da dedicarle perché deve seguire molte donne contemporaneamente… La situazione cambia poco da ospedale a ospedale, tranne in alcuni, sempre troppo pochi, luoghi conosciuti per il parto rispettato (per fortuna qualcuno c’è anche in Veneto).

Ti fa star bene vedere che il tuo bebè piange, dorme, allatta, caga e piscia, come dove e quando e tanto quanto… nessun altro bebè, perché ognuno è diversissimo e fanno spesso cose diverse in momenti diversi: fa bene vederlo perché non è solo il tuo pupo a fare così e la colpa non è tua perché non sei una #mdm! Anche questo fa bene!

 

Per ridere un po’ ti ho messo qualche #hashtag usato nei social dalle mamme come te per far sapere al mondo com’è fantastico ma impegnativo essere mamma di bambini piccoli:

#mdm #mammadimerda #motherpower #mammasclerata #mammaesaurita #noncelafacciopiu #mammaesauritamafelice #mammaiutamamma #madresufficientementebuona #maiunagioia #solocosebelle

Licia Valso, 2020

#naturalematernale

 

Ps: Vuoi confrontarti su queste tematiche? Partecipa alle consulenze o agli incontri mensili.

Se sei già mia cliente chiedimi di entrare nel gruppo fb dedicato Naturale Maternale.

Per approfondire:

“Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento”, di John Bowlby

“Non sei sola: Fenomenologia della Mammadimerda”, libro autoprodotto da Francesca Fiore e Sarah Malnerich, con le illustrazioni di Giuditta Matteucci.

“Quello che le mamme fanno. Soprattutto quando sembra non facciano niente” di Naomi Stadlen

“E le Mamme chi le Aiuta?” di Alba Marcoli

“Playing and Reality”, di Donald Woods Winnicott

“E se poi prende il vizio?”, di Alessandra Bortolotti

“Scusate, ma la mamma sono io! Manuale per future e neo mamme che vogliono sopravvivere a una valanga di critiche e consigli non richiesti”, di Giorgia Cozza